Altro che Bandiere blu, il nostro mare è sempre più sporco

Altro che Bandiere blu, il nostro mare è sempre più sporco

Il mare italiano è sempre più sporco ma, puntuali, arrivano le certificazioni bagnabilità. Lungo le coste italiane sono ben 120 i punti altamente inquinati. I tratti più inquinati sono in Calabria, Liguria e Campania, mentre al primo posto c’è la Sardegna, seguita dalla Toscana e dall’Emilia Romagna. Altro che Bandiera Blu. Sarà anche una querelle tra associazioni ambientaliste ma il quadro offerto è persino imbarazzante.
La Liguria è la regione che quest’anno, si è vista riconoscere il maggior numero di. Una contraddizione dovuta ai diversi paramentri di analisi utilizzati da Legambiente e dalla Foundation for environmental education (Fee), l’ente che certifica litorali puliti e di qualità dal 1987. 

Sulle coste liguri la Fee ha piantato ben 18 bandiere, il triplo rispetto alla Sardegna, ma l’analisi microbiologica di Legambiente assegna alla regione l’argento per il mare più inquinato: ben 15 punti, uno ogni 23 chilometri di litorale. Mentre l’isola conta una sola località contaminata lungo i suoi 433 chilometri di costa. Stesso paradosso per la Campania, con 14 campioni di acqua non a norma ma 13 certificazioni Fee. Situazione rovesciata per Toscana e Veneto, che contano una sola zona inquinata ma soltanto sei Bandiere Blu. Le stesse che si contano anche in Calabria, la più sporca per Legambiente con 19 punti in cui l’acqua presenta valori preoccupanti.

Per il monitoraggio Goletta Verde, a cui hanno collaborato attivamente i bagnanti grazie al servizio Sos Goletta,  Legambiente ha analizzato 205 campioni prelevati alle foci di fiumi, torrenti e canali, e nelle vicinanze di scarichi di depuratori mal funzionanti in tutta Italia. I risultati hanno rilevato un totale di 100 zone fortemente inquinate, con concentrazioni di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge.

Tutta colpa degli impianti di depurazione, mancanti o malfunzionanti. Ed il problema non è solo ambientale perché è stata condannata a fine luglio dalla Corte di giustizia europea perché 109 agglomerati urbani medio grandi, soprattutto in Sicilia e Calabria, non si sono adeguati alla direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue. E non meglio va in Campania dove i soldi per i depuratori nemmeno ci sono.

redazioneIconfronti

redazioneIconfronti