Bersani-De Luca, le distanze tra i due sono inconciliabili

Bersani-De Luca, le distanze tra i due sono inconciliabili
di Pasquale De Cristofaro
Foto: agropolive.com

De Luca-Bersani: day after. Ho ascoltato solo dallo schermo di Liratv il tanto atteso incontro tra il segretario del Pd Bersani e il nostro sindaco De Luca ricavandone un’impressione molto precisa sui posizionamenti in vista delle prossime elezioni. Dico subito, che il linguaggio e la visione di entrambi mi sono sembrati inconciliabili pur tra battute del tipo: “Voglio molto bene ad Enzo” e “Pierluigi è un uomo capace”. Mi spiego meglio. Le distanze e le differenze tra i due, dopo l’incontro, mi sono parse incolmabili. Intanto, la forma. L’irruente passionalità di De Luca riesce a trascinare la platea; Bersani, con un linguaggio più freddo e razionale raccoglie un più tiepido consenso. De Luca è molto abile a toccare la pancia dei suoi “tifosi”; Bersani, prova a ragionare con un eloquio sintonizzato su onde medie, che non riscaldano ma provano ad argomentare. De Luca cita De Sanctis che biasima la politica sua contemporanea (siamo nel secondo ottocento); Bersani cita il grande poeta bolognese Roversi (morto da pochi giorni) che non disdegna la contaminazione con la musica leggera di Dalla. De Luca parla di Patria e di un ritorno a dei valori che ormai sembrano definitivamente tramontati, Bersani parla più laicamente dell’Italia e di prospettive, più che valori, che, pur rifacendosi ad idee guida di una certa tradizione socialista e riformista, continuamente si rapportano al mondo che cambia. De Luca dice che bisogna cambiare tutto il gruppo dirigente che, così com’è, è inutile e composto solo da “anime morte”. A suo dire, il partito è stritolato da un’eccessiva burocratizzazione che produce solo uno sterile “chiacchierificio”. Il sindaco, auspica, dopo un moderato dibattito, una sintesi hegeliana piuttosto che un’inconciliabile aporia post-moderna. Bersani, punto sul vivo, dice senza mezzi termini che, seppur con qualche rischio, la dialettica è il sale della democrazia e che il suo partito è decisamente “contrario all’uomo solo al comando”. Detto questo, se De Luca voleva farsi dire che la sua esperienza potrebbe rientrare nei piani di Bersani, primo ministro, in parte è stato accontentato. Bersani ha sostenuto che le esperienze di buona amministrazione non possono essere tenute più in panchina. I due si trovano d’accordo, infatti, sul fatto che la ripresa non può fare a meno di un Sud che deve farsi trovare pronto alla chiamata senza piagnistei e con una ritrovata dignità. Dignità fatta di buona amministrazione e competenza, appunto. De Luca ribadisce, inoltre, che anche il tema della sicurezza diventa strategico in un piano di rinnovato sviluppo e che non può essere lasciato ai partiti di destra. Bersani è d’accordo. Abbracci e pacche sulle spalle, la gente è contenta. Ma, c’è un ma…  secondo me, le distanze tra i due restano incolmabili.

redazioneIconfronti

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