È Matteo Renzi l’unica chance per poter riformare il Paese

È Matteo Renzi l’unica chance per poter riformare il Paese
di Giuseppe Fauceglia

Stazione Leopolda, Matteo Renzi - viva l'italia vivaSembra che la logica dei numeri prevalga sull’irrazionalità politica, per intenderci, quella che ha portato questo Paese, dopo oltre un mese dalle elezioni e grazie al balletto degli incontri tra Bersani ed i “5 Stelle”,  alla soglia minima di credibilità internazionale e di affidabilità economica. Tanto per cambiare, dopo aver frequentato un corso accelerato di diritto costituzionale, i parlamentari “grillini” vorrebbero occupare quelle “aule sorde e grigie” della Camera e del Senato, dimenticando che l’equilibrio tra potere esecutivo e legislativo resta un elemento fondante di un corretto meccanismo istituzionale. Invero, se in questi ultimi decenni l’iniziativa legislativa è stata, ritengo impropriamente, quasi sempre assunta dal Governo (con l’uso improprio dei decreti legge), non può ora essere affidata alla sola attività parlamentare ogni iniziativa normativa. E non perché ciò sia giuridicamente impossibile, ma perché la complessità dei Regolamenti parlamentari rende in pratica difficoltoso ogni iter legislativo, specie su argomenti che necessariamente richiedono condivisione e coinvolgimento di tutte le forze politiche. L’assenza di qualsiasi seria proposta di riforma della politica, sulla quale dovrebbero trovarsi d’accordo tutti i gruppi dotati di buona volontà, complica il quadro istituzionale: sarebbe necessario, pertanto, presentare un disegno di legge sulla riforma dei Regolamenti di Camera e Senato (della quale non è inutile ricordare, però, la complessità dell’iter di formazione) e un altro disegno di legge, che preveda la riduzione dei contributi per le spese elettorali, il controllo sull’utilizzo di queste somme per finalità esclusivamente politico-istituzionali dei gruppi, l’introduzione di un reato specifico per coloro i quali utilizzino, a qualsiasi livello istituzionale (Regione, Province e Comuni), i contributi elettorali per finalità personali, l’obbligatorietà della certificazione dei bilanci dei partiti affidata a società di revisione indipendenti, un regime fiscale di favore per i contributi privati ai partiti al fine di favorirne la trasparenza. Si tratta di un primo intervento che andrebbe accompagnato da una legge costituzionale che riduca il numero dei parlamentari e da una nuova legge ordinaria elettorale che abroghi il Porcellum (ovvero la legge elettorale attuale). Complessivamente considerati i tempi parlamentari, e presupponendo l’assenso preventivo di tutti i gruppi, il percorso di approvazione di questi provvedimenti non dovrebbe superare i sei mesi. È, però, evidente che la formazione del Governo resti fondamentale per dar luogo a provvedimenti immediati sul lavoro e sugli investimenti sociali, il Paese senza un esecutivo serio e credibile non avrebbe alcuna possibilità di affrontare l’emergenza. I “grillini”, che già ragionano come i vecchi partiti politici, ad onta del vento “innovatore” di cui si predicano portatori, non hanno alcun interesse a favorire questo progetto di riforma: una nuova legge elettorale sarebbe contraria agli interessi di Grillo che solo grazie al Porcellum ha potuto portare in Parlamento un gran numero di parlamentari inesperti ed in cerca di “belle occupazioni”, una riforma seria della politica finirebbe per togliere ogni forza evocativa al consenso “antipolitico” di cui gode il movimento, la riforma dei Regolamenti non viene neppure percepita quale elemento prodromico ad un reale processo di innovazione della funzione legislativa del Parlamento. In realtà, non è il movimento di Grillo a spingere i partiti nella ricerca di un accordo che permetta il superamento dell’attuale stallo istituzionale, ma l’incedere di Renzi, la cui possibilità di essere presente in un’eventuale prossima competizione elettorale finirebbe per sconvolgere gli attuali assetti del centro-destra e del centro-sinistra, e finirebbe indubbiamente per sottrarre voti anche al movimento “5 Stelle”. La conclusione è che davvero l’unica novità, capace di riformare il Paese, resta la proposta di Sindaco di Firenze, e alla sua “ombra” sulle sorti degli attuali (asfittici) partiti può farsi davvero affidamento per la riforma del Paese.

 

redazioneIconfronti

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