Elezioni 20 / Politici muti sulla Rete e sulla proposta Rodotà

Elezioni 20 / Politici muti sulla Rete e sulla proposta Rodotà
di Barbara Ruggiero

web-veloce-internet-adslCultura, diritti umani e diritti fondamentali della persona. Sono questi i grandi assenti dalla campagna elettorale che stiamo vivendo e che oramai, in un clima surreale, si appresta a sfociare – tra poco meno di dieci giorni – nelle elezioni politiche.
Uomini di cultura, di diritto, semplici appassionati stanno elencando uno ad uno tutti gli argomenti che risultano “non pervenuti” in una campagna elettorale che si svolge a suon di tweet, di apparizioni televisive, di scandali e – manco a dirlo – di polemiche.
Abbiamo finora ospitato commenti di uomini e donne di cultura che hanno detto la loro sulla paradossale assenza di cultura in un momento cruciale per il nostro Paese; abbiamo ascoltato le voci di chi rincorre i politici alla disperata ricerca di risposte concrete su argomenti di importanza rilevante quali i diritti umani. Ma che idea hanno i politici che sono in corsa per uno scranno in Parlamento di questioni di scottante attualità quali quelli dei diritti fondamentali della persona?
Giorni fa abbiamo letto che il presidente Obama vorrebbe portare il wi-fi – e consentire, dunque, il libero accesso alla Rete in maniera gratuita – in tutti gli Stati Uniti d’America. E in Italia? Come stanno le cose da questo punto di vista? Che idea hanno i nostri politici della Rete, delle sue potenzialità e delle possibilità di accesso al mare magnum di Internet?
Non molto tempo fa il professore Stefano Rodotà, ex Garante della Privacy, e illustre studioso, aveva proposto – chissà quanto provocatoriamente – di apportare una modifica alla Costituzione. Precisamente all’articolo 21: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovono ogni ostacolo di ordine economico e sociale», avrebbe voluto aggiungere il professore Rodotà alla voce art.21 bis. Dopo un breve interessamento delle parti politiche, che volevano trasformare la proposta in un disegno di legge di modifica costituzionale, della proposta non si è praticamente più parlato. Ma quella idea – come ha ribadito Rodotà in un editoriale su Wired, rivista che pure aveva appoggiato la proposta – non è legata solo agli aspetti tecnici della connessione, ma porta con sé l’accezione più generale di accesso alla Rete in maniera egualitaria ed è legata al riconoscimento della rete quale «bene comune universale».
Anche questo tema, ahinoi, è totalmente assente dall’attuale campagna elettorale. I problemi gravi oggi ben sono altri – potrebbe sarcasticamente commentare qualcuno; e una considerazione del genere ci sta. Ma i problemi comunque sono problemi, anche se ci sono giustamente delle priorità.
Come si può fare in modo che internet diventi un diritto costituzionale se – per via anche di difficoltà di ordine oggettivo legate alle caratteristiche geografiche del nostro Paese – in alcune zone anche la banda larga è un’utopia? Il digital divide – il cosiddetto divario digitale – in Italia c’è e si nota. Ma si nota anche la differenza sostanziale tra l’Italia e quello che accade, invece, in Finlandia – prima nazione a sancire la banda larga come diritto fondamentale dell’individuo -, dove da oramai quasi tre anni, la banda larga è un diritto per i cittadini anche delle aree più remote del Paese.
E in Italia come stanno le cose? Noi per ora ci accontentiamo dei politici che sbarcano su Twitter e su Facebook in vista delle elezioni, di Monti che si fotografa con Empy, il presunto cagnolino trovatello datogli in affidamento dalla Endemol, di Berlusconi che affida ai suoi sostenitori l’account Twitter, scatenando numerose polemiche sul presunto acquisto di un numero consistente di follower, e delle discussioni – più o meno ironiche – che Bersani e Ingroia portano avanti a suon di tweet. Ci accontentiamo di poco noi: d’altronde, siamo abituati a una politica assente e lontana dai nuovi mezzi di comunicazione.
Ma un dubbio, uno solo, è lecito: quanti dei candidati nazionali e locali saranno o sono sensibili a problematiche che riguardano la rete, la libertà di accesso alle informazioni? E poi, la mancanza di interesse e dibattito verso questi temi sarà solo “colpa” di una classe politica che non sa rinnovarsi?

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