Giovani del Sud in fuga, l’Università cerca di trattenerli

di Francesco Carriero
Fonte: bella.napoli.it

In cinque anni 80mila laureati in facoltà del Sud hanno lasciato il Mezzogiorno, con la spaventosa media annua di 1,2 persone su 100 residenti con stesso titolo di studio.
Il flusso di “emigrazione intellettuale” è da attribuirsi alla crescita al Sud della percentuale di disoccupati tra i laureati, che ha ormai raggiunto il 19%. Per arginare questa vera e propria emorragia di “menti”, che impedisce alle regioni meridionali di sfruttare un immenso capitale umano capace di rimettere in moto un’economia falcidiata dalla crisi economica, le strutture universitarie, assieme ad associazioni di varia natura, stanno stanziando una pioggia di finanziamenti proprio per valorizzare i giovani laureati del sud del Paese e per far rientrare negli atenei d’origine i cervelli emigrati nel settentrione o all’estero in cerca di fortuna.
L’iniziativa è stata promossa dall’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari e dalla “Federico II” di Napoli (foto) – provincia in cui si registra il maggior numero di laureati in fuga – che con 3,36 milioni di euro erogati dalla Fondazione con il Sud hanno messo in piedi il “Bando Sviluppo del Capitale Umano ad Alta Qualificazione”. Sono 5 i progetti già attivati, 3 a Napoli e 2 a Bari, con un costo medio di 650mila euro l’uno, sollecitando gli atenei meridionali a presentare progetti di ricerca applicata di qualità, nei settori considerati perno della nuova economia o che sono da considerarsi compatibili con le caratteristiche delle regioni del Sud. Sono stati privilegiati i settori agro-alimentare, manifatturiero, nano-tecnologico, biomedico, farmaceutico e diagnostico. Questi progetti mirano alla valorizzazione dei giovani laureati, nonché al rientro di ricercatori over 40 che operano al Nord o all’estero. Altro obiettivo è quello di attirare, con le nuove ricerche, talenti che possano aiutare ad invertire la tendenza migratoria e a rilanciare l’economia del Mezzogiorno. Sono già partite alcune sperimentazioni con ricerche applicate alla diagnosi e cura della schizofrenia, della demenza e sulla cura del neuroblastoma, studi sui biosensori per applicazioni in agraria e nell’industria alimentare, sulla produzione di dolcificanti ipocalorici ricavati da piante della macchia mediterranea.
Il progetto non si pone, quindi, solamente lo scopo di arginare la fuga dei cervelli, bensì di rendere “bi-direzionale” lo spostamento dei ricercatori, tutto a vantaggio dell’innovazione tecnologica e dell’economia nostrana.

redazioneIconfronti

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