I Gigli vanno resi trasparenti non cancellati

I Gigli vanno resi trasparenti non cancellati

di Rino Mele

Festa_dei_GigliLe feste patronali non vanno abolite. Ma rese trasparenti, ripulite come un vetro sporco che riacquisti la sua limpidezza: questo è, certo, molto difficile ma è l’unica soluzione capace di rispettare la storia e l’anima dei luoghi. Gli otto gigli – le costruzioni faraoniche che attraversano le strette strade del centro storico di Nola – sono diventati anche emblema di cupo confronto e supremazia, opaca rappresentazione di prestigio di non limpidi interessi, di gioco sordo in un fondale, spesso buio, di economia asociale. Nella danza di queste torri, gonfie di urli e ansie confuse, è trascinata una doppia religiosità, quella arcaica e pagana, in cui l’esaltazione del corpo esprime la via più breve al dialogo con gli dei, e l’altra – cristiana – che sulla precedente ha costruito un disegno più razionale e rarefatto del dialogo con Dio: entrambe fanno parte del sacro e quel legame non può essere semplicemente distrutto senza scompaginare l’intero libro della cultura religiosa di un popolo.
È urgente, però, impedire che il sacro veicoli interessi malavitosi: la grande rappresentazione annuale di fine giugno, a Nola, ha un’ampiezza e una coinvolgente coralità che permette (forse sollecita) infiltrazioni di camorra, orrendi legami e nodi che avvelenano la società. Bisogna liberare la grande festa dalla sconcezza di sommersi interessi obliqui. Questo è un discorso molto serio ed esige difficili soluzioni, non certo quella semplicistica e irreale della soppressione dei gigli e della loro festa. Eliminare la festa significherebbe anche tagliare il legame tra un antico passato e la nostra pretesa modernità, la contaminazione del paganesimo e del cristianesimo espressa nella gloria orgiastica del rito. A noi, alla società civile, questo non dà fastidio. Potrebbe essere un problema di competenza dell’istituzione religiosa se decidesse di non volere più affidare il culto di San Paolino a manifestazioni popolari e teatrali così forti, confuse, ed esuberanti. Don Manganiello parla della necessità di sopprimere la festa per contrastare la camorra: bisogna, invece, nel combattere strenuamente la camorra, salvare la festa, rendendone democratici i meccanismi dell’organizzazione e finalmente chiare le modalità di preparazione e rappresentazione.
Togliere la festa a Nola significa solo impoverirla nella sua identità, e una città più povera diventa, ancora più facilmente, preda della paura e della violenza. L’estate aspetta San Paolino, la sua barca sul mare di dolore che l’ondeggiare di quei corpi mostra.

redazioneIconfronti

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