I truci trabocchetti di un’informazione da strapazzo

I truci trabocchetti di un’informazione da strapazzo
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Possono le parole essere macigni? La risposta non può che essere affermativa. Esse possono avere gli effetti più diversi. Sono a volte caritatevoli, compassionevoli, tranquillizzanti, scorbutiche, appassionate, traditrici, mendaci ecc …; ma possono essere anche definitivamente truci e dette solo per far male. Bisognerebbe, nell’usarle, avere sempre grande sensibilità. Esse ci distinguono dagli altri mondi vitali; piante ed animali avranno pure i loro linguaggi ma sono per la maggioranza di noi tutti incomprensibili. Grazie all’uso del linguaggio ed a una visione orgogliosamente antropocentrica, riteniamo d’essere una specie superiore. Questo paradossale narcisismo viene puntualmente scalfito dall’uso improprio di parole dette senza aver prima collegato il nostro apparato fonatorio col cervello. Mi spiego meglio. I giornalisti un tempo avevano una preparazione migliore perché dovevano fare una lunga e faticosa gavetta. Ora, come in tanti altri campi, per esempio il teatro, basta molto poco per definirsi professionisti del settore. Ma cosa, in realtà, mi ha tanto turbato? Qualche giorno fa un giovane ragazzo è stato trovato assassinato sulle rive del Tevere. Dando la notizia tutti i telegiornali hanno subito puntato sui trascorsi della giovane vittime indicandone la sua natura omosessuale. Quindi, nel riportare il fatto si sono soffermati su un particolare che a prima vista sembrava essere di nessuna importanza e cioè, che il cadavere avesse “i pantaloni abbassati”. Deve dire che la cosa era veramente ininfluente: un morto è un morto con o senza i pantaloni abbassati. Sottolineando, però, quel particolare forse si voleva dire che quel brutale omicidio dovesse essere rubricato come un omicidio di una persona che un po’ se l’era cercata. Mi sono venute subito in mente le illazioni che accompagnarono l’omicidio di Pasolini (1975), traendone le seguenti conclusioni: primo, tanti anni passati d’allora e la nostra società su quest’argomento come su tanti altri non sembra aver fatto grandi passi in avanti, anzi; secondo, che bisognerebbe essere meno volgari e cafoni nel dare le notizie. In breve, fossi stato il direttore della testata giornalistica avrei detto al mio collaboratore di rivedere il pezzo e togliere assolutamente quel particolare dei “pantaloni abbassati”. Un buon giornalista non ricorre a tali truci trabocchetti per vendere qualche copia in più. Un buon giornalista ha, oltre che competenza e mestiere, una buona dose di pietà. Se non c’è questa pietà e capacità empatica, ebbene sarebbe meglio andare per bar a commentare i fatti del giorno e non, assolutamente, stare in una redazione.

redazioneIconfronti

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