Il marcio è nelle paranze, bloccarne subito i pericoli

Perché la Festa dei Gigli s’identifica, e non solo a Nola, con la camorra?
È la domanda che un po’ tutti si fanno in questi giorni, dopo le profezie, poi avveratesi, di don Aniello Manganiello (foto) e gli incidenti verificatisi nella cittadina nolana che hanno definitivamente confermato quanto da anni era sotto gli occhi di tutti.
Gli unici a mostrare sorpresa erano stati il vescovo De Palma (che scivolata…) e il sindaco Biancardi che tenacemente continua a svolgere il ruolo di paladino pur di fronte a situazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Eppure di episodi significativi al riguardo ce n’erano stati molti negli anni scorsi. A partire dal 2005, quando a Crispano l’amministrazione comunale era stata sciolta perché durante la festa il sindaco Carlo Esposito (tuttora in carica) aveva assistito in maniera imperturbabile e compiaciuta alla lettura di una lettera del boss Cennamo alla cittadinanza proprio davanti ad un Giglio. Oppure, come due anni fa a Barra quando clan opposti suggellarono un patto d’alleanza proprio durante la Festa del Giglio, per non parlare della sfilata di un boss, sempre a Barra, su una macchina scoperta a celebrare la potenza della camorra e dei suoi adepti. Qual è il legame che unisce tutte queste feste? Semplice, le paranze dei cullatori, quelli cioè che fanno danzare il Giglio e lo trasportano per le strade al suono di canzoni e musiche.
Le paranze non sono proprio composte da studenti oxfordiani, in esse vi sono sì dei giovani appassionati della festa ma anche individui non proprio raccomandabili, che vivono all’ombra dei clan e che rispondono solo agli ordini del boss di turno. E che, attraverso la festa, hanno trovato il modo di sbarcare il lunario infliggendo a negozianti e imprenditori delle vere e proprie tangenti travestite da offerte che, naturalmente, spesso non possono essere rifiutate.
Il sistema è diventato talmente remunerativo che da anni si sta tentando di esportare la festa anche in centri che storicamente non l’hanno mai avuta. La Prefettura e le forze dell’ordine non dovrebbero limitarsi solamente ad assicurare il servizio dell’ordine pubblico ma dovrebbero cominciare a fare uno screening sui componenti delle paranze e su coloro che le guidano.
I comuni interessati inoltre dovrebbero varare una serie di regole tendenti a sottrarre alle paranze le decisioni in materie di percorsi, fermate e altro. È notorio infatti che coloro che non versano i contributi richiesti si vedono sfilare il Giglio davanti al negozio o all’abitazione senza che questi si fermi per la ballata tradizionale. Ed in conclusione occorre sottrarre la festa al controllo della politica comunale. Le paranze, specie nei centri più piccoli, costituiscono un agglomerato decisivo in termini di voti e quindi in grado di decidere l’elezione del sindaco e dei consiglieri comunali.
(a.c.)

redazioneIconfronti

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