In auto con Carmine parlando di poesia e, forse, anche di Dio

In auto con Carmine parlando di poesia e, forse, anche di Dio
di Aldo Basile

Il professore Aldo Basile rievoca un inedito e fortuito incontro con Carmine Manzi, avvenuto alcune decine di anni fa. A circa tre mesi dalla scomparsa del poeta, che le comunità della Valle dell’Irno vorrebbero fosse adeguatamente ricordato dalle istituzioni, Basile ricostruisce un dialogo che dà il senso e la misura della incrollabile fede di Manzi nel valore altamente simbolico e relazionale della poesia. Un nesso inestricabile, una forma di religione laica e, forse, non solo laica…

Scorgo Carmine ad una fermata dell’autobus sulla strada che da Nocera porta a Mercato S. Severino; mi fermo con l’auto, lo saluto e mi offro di accompagnarlo.
I convenevoli, cordiali come sempre, la richiesta di informazioni sulle rispettive famiglie e poi la mia domanda di rito:
E con la poesia, come va?
Non finisce mai di stupire, Aldo.
Alludi a qualcosa in particolare?
Ad esempio, a quando durante la notte tra sonno e veglia avverti la bellezza di certi versi, li sistemi anche ma per pigrizia o altro ti abbandoni al sonno, ripromettendoti di trascriverli al risveglio.
Quando, però, la mattina li ricerchi, non ne trovi più traccia nella memoria né ti si offre alcuna possibilità di recupero.
È proprio vero, Carmine. Bisognerebbe, come fanno in tanti, avere sempre sul comodino carta e penna.
Proprio così, Aldo: comunque è motivo di stupore.
Mi pare di capire che attribuisci un particolare significato a tutto questo, Carmine? Pensi che nel corso del dormiveglia si svolga un’attività di intuizione, alla maniera del Pascoli, del mistero della poesia?
Non proprio, Aldo, non proprio, perché l’intuizione assegna al poeta un ruolo attivo, che è da escludere o comunque risulta attenuato nella fase del dormiveglia
Allora pensi ad una forma di disvelamento, come nella visione di Heidegger, nel senso che il mistero trovi il momento favorevole per manifestarsi alla persona?
Anche questo termine non mi pare appropriato, perché trascurerebbe il ruolo della persona/poeta.
E allora come definiresti il fenomeno, Carmine?
Direi piuttosto manifestazione o epifania consapevole del mistero.
Ma, Carmine, credi che in tale congiuntura e forma operi la divinità?
Che ti devo dire, Aldo, …. che ti devo dire: ma lasciami pure qua, sono arrivato.

E mi lasciò con più pensieri di quanto ne avessi prima ma con accresciuta ammirazione per l’uomo: la fede religiosa così solida e priva di dubbi gli imponeva l’umana cura di cercare le tracce del divino in ogni manifestazione.

redazioneIconfronti

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