La prima Domenica di Quaresima fra tentazioni e dimissioni

La prima Domenica di Quaresima fra tentazioni e dimissioni

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Il brano di Vangelo che la liturgia della 1a  domenica di quaresima propone alla riflessione dei fedeli è quello che racconta di Gesù che, nel deserto, Egli, figlio di Dio ma anche vero uomo, si sottopone al travaglio tipico della condizione umana, quello delle “tentazioni”. Il maligno gli offre tre cose allettanti per qualunque uomo, specialmente se in una situazione di bisogno e di forte disagio, come era l’uomo Gesù dopo quaranta giorni di permanenza nel deserto senza cibarsi e nella più totale solitudine: pane, potere, e successo, come ricerca dell’applauso, smania di stupire, di non essere come gli altri. Satana lo invita a compiere un gesto che possa esaltarlo di fronte alla gente che aspetta un Messia politico e trionfante. Con astuzia e logica perversa, parte da un dato concreto e innegabile, cioè dalla fame di Cristo dopo 40 giorni di digiuno, e richiama alla sua attenzione un’immagine che può attrarre un affamato: il pane, il pane a qualunque costo, anche se per averlo bisogna ricorrere ad un miracolo che Gesù dovrebbe compiere a suo personale vantaggio, come se fosse un gioco di prestigio: le pietre che diventano pane! In una specie di crescendo di prospettive sempre più allettanti, Gesù è incitato a mettere da parte il perseguimento di un regno, quello di Dio, di là da venire, mentre c’è lì, a portata di mano per uno come lui, quello di questo mondo, con tutte le sue attrattive, il successo, l’applauso degli uomini. Ma non c’è verso. Gesù non abbocca alle lusinghe.
A ben considerare, in queste tentazioni c’è la nostra storia: oggi come ieri, gli idoli davanti ai quali ci prosterniamo, dimenticando Dio, sono i beni terreni, il potere, il successo: la sicurezza economica prima di ogni altra cosa, il gusto segreto di dominare sugli altri, di disporre della loro esistenza, del loro avvenire, veleno sottile che s’insinua in tutte le pieghe della persona, fino a diventare quasi una seconda natura. Ma la condanna di Gesù, specialmente verso il  gusto del potere, non poteva essere più chiara e spietata: “il figlio dell’uomo è venuto non per essere servito, ma per servire”, l’esatto contrario dell’inseguimento del successo, del desiderio di potere, della voglia di essere sempre alla ribalta del palcoscenico per ricevere applausi e complimenti, una febbre come un morso di tarantola che agita e fa smaniare. “Avere successo” è, oggi, l’anima della propaganda dei mezzi di comunicazione sociale, non certamente in linea con quanto Gesù afferma quando ringrazia il Padre perché si rivela ai piccoli, ai semplici, agli emarginati. “Non di solo pane vive l’uomo”, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, parola che prevale  perfino sui morsi della fame.
La Quaresima è il tempo propizio per aprirci alla parola di Dio: facciamo sì che essa diventi per noi come uno specchio nel quale contemplare non il nostro volto esteriore, ma quello interiore, la nostra coscienza. Offriamo anche noi incenso agli idoli dei beni, del potere, del successo? Certo, non è facile abbatterli, ma possiamo chiedere aiuto a Cristo. Per questo sentiamo il bisogno di riunirci intorno all’altare, di formare un’assemblea illuminata dalla parola di Dio. Così la quaresima diventa un cammino meraviglioso verso la libertà dei figli di Dio.
Capitano a proposito anche le annunciate dimissioni del Pontefice. Di fronte a questo gesto, un principe della Chiesa, che si è guadagnato il galero cardinalizio dopo essere stato per decenni l’ombra di un grande uomo, avrebbe commentato: “Gesù non è sceso dalla croce”. Eppure la scelta di Benedetto XVI sembra proprio andare nella direzione indicata dalle parole del Vangelo, direzione che potrebbe anche essere sfuggita al porporato mentre, baciato dalla carriera, frequentava gli ambienti vaticani.
Il Papa, immedesimandosi nel ruolo di buon pastore, ha accolto l’invito di Gesù a dare la vita dimostrandosi così un grande amico di noi cristiani e non solo. Infatti, dopo anni di attesa, di tentativi di riforma e di inviti a cambiare atteggiamento all’interno della curia, con questo gesto dà a tutti la possibilità di iniziare un viaggio nel deserto interiore per considerare cosa significhi essere cristiani oggi e, soprattutto, come i vertici della chiesa debbano operare. Comprendere il significato profondo delle letture proposte per la prima domenica di quaresima, probabilmente aiuterà a trovare il bandolo della matassa per comprendere i motivi di queste dimissioni e non rischiare di rendere potenzialmente vano anche il gesto del pontefice. Abbiamo ascoltato in questi giorni tanti commenti, analisi, illazioni. Apriamo allora il vangelo e nel passo di Luca 4,1-13 troveremo la spiegazione di questo gesto. Davanti all’alternativa radicale: fidarsi di Dio fino in fondo, nonostante l’oscurità, o fidarsi di una logica dell’immediato che ripaga subito – beni, potere, gloria – il Papa, Benedetto XVI, e Agostino prima di lui, ha fatto la scelta giusta: amore di Dio fino alla dimenticanza di sé.
Inizia la Quaresima ed è il tempo propizio per aiutare gli altri a maturare orientamenti  di fede vera, con una certezza radicale, come dice San Paolo nella seconda lettura, che: “chiunque crede in Lui, nel Risorto, non sarà deluso”. Con questo spirito, ringraziamo, riconoscenti, il Papa per il suo gesto epocale ed epico nello stesso tempo, e attendiamo con fiducia il successore. Intanto, chi occupa i posti apicali ai vertici della chiesa e tutta la curia vaticana si impegnino a fare una radicale pulizia iniziando un pellegrinaggio penitenziale nel deserto, riflettendo sulle dimensioni delle spirito che caratterizzano i poveri di Jahvè, gli unici che possono veramente sollecitare la misericordia del Signore perché operi la salvezza.

redazioneIconfronti

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