Nuovi grossi guai giudiziari per il Cavaliere mollato dai sodali

Nuovi grossi guai giudiziari per il Cavaliere mollato dai sodali

di Gianmaria Roberti

ADGnewsUn riflesso pavloviano. Una chiamata alle armi contro le toghe, che talvolta “sono peggio della mafia”, come ammonisce il capo. Il Pdl compatto urla al “golpe giudiziario”, scandito dalla solita “giustizia a orologeria”. Annuncia sconcertato una manifestazione di piazza, “per difendere la democrazia”, dopo i due avvisi di garanzia notificati a Silvio Berlusconi. A Reggio Emilia lo indagano per voto di scambio, dopo la promessa elettorale sulla restituzione dell’Imu, seguita dall’esposto di due cittadini emiliani; a Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, in relazione alle convulse ore in cui cadde il governo Prodi, 4 anni fa. “Aggressione della magistratura” tuona Angelino Alfano. “Accuse grottesche” segue Gasparri. “Giudici militanti” sentenzia Daniela Santanché, ex cathedra. E giù una fila di amazzoni ringhianti e colonnelli indignati. Bersaglio sempre loro, i pm, nell’eterno duello tra il partito dell’amore e quei “disturbati mentali”. Infatti, da quanto emerge nelle carte dell’inchiesta di Napoli, a mettere nei guai il Cavaliere sono stati i magistrati, in combutta con due pericolosi giustizialisti: Sergio De Gregorio e Valter Lavitola. Dopo le dichiarazioni del commercialista di De Gregorio, Andrea Vetromile, che aprirono uno squarcio sull’affaire, l’ex latitante Lavitola, disse lo scorso 25 aprile ai magistrati: nel 2006 “Sergio De Gregorio negoziò con Berlusconi l’incarico” di presidente della Commissione difesa del Senato, “andò a negoziarsi la nomina a presidente della commissione… votò con il centrodestra e fu eletto presidente”. A questa prima tranche di audizioni, si aggiunse una lettera sequestrata a Lavitola, caduto in disgrazia, in cui rinfacciava al Cavaliere una serie di favori, tra cui quello di aver “comprato il senatore Sergio De Gregorio”’, ed altri interventi per favorire la fine del governo Prodi tentando di “comprare i senatori necessari”. Una corrispondenza di alto profilo istituzionale. Chi può parlare al boss di Arcore con tale autorevolezza? Valter Lavitola, che un tempo condivideva con il Caimano alcune passioni, e non aveva ancora rivelato pulsioni forcaiole. Anzi. “Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica” fantasticava l’ex premier a ottobre 2009, al telefono con l’editore dell’Avanti. Che gli dava corda: “”Ci fanno un culo come una casa…”. E così via per migliaia di telefonate, in cui Lavitola, candidato Pdl alle Europee di quell’anno, si ritaglia un ruolo confidenziale. Ma lui non è l’unico ad aver tradito la causa del garantismo senza se e senza ma, folgorato da un’insana voglia di autoaccusarsi davanti a un verbale. “L’accordo si consumò nel 2006…il mio incontro a palazzo Grazioli con Berlusconi servì a sancire che la mia previsione di cassa…era di 3 milioni e che immediatamente partirono le erogazioni” racconta ai pm De Gregorio, coindagato con Lavitola e Berlusconi. Di tale somma, un milione sarebbe stato versato all’Associazione “Italiani nel mondo” dell’ex senatore, altri due milioni in nero sarebbero stati depositati su vari conti .”Ho ricevuto 2 milioni in contanti da Lavitola – precisa De Gregorio – a tranche da 200/300mila euro”. Un complotto delle toghe? Una confessione, magari. Una versione, su cui trovare riscontri. Narrata dall’uomo che accolse il Cavaliere a 24 ore dalle dimissioni di Prodi, tra 5mila persone festanti, alla convention di Italiani nel Mondo a Napoli. Berlusconi abbracciò il pingue senatore, precisando: “Ci siamo tolti un gran peso e 20 mesi di depressione generale”. E con il popolo urlante, sul palco spuntò anche l’ipotesi di candidare De Gregorio alla presidenza della Regione Campania, corsa in programma due anni dopo. Il senatore sarebbe invece tornato a Palazzo Madama, eletto col Pdl. Dei pm non ci si può fidare, ma dei sodali ancora meno.

redazioneIconfronti

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