Racconto postumo di un pensionato napoletano

Racconto postumo di un pensionato napoletano
di Alfonso Angrisani
perlagrandenapoli.org
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È passato circa un mese dalla dipartita del signor Vincenzo, classe 1931, napoletano verace, nato in un basso del Pallonetto di Santa Lucia, quartiere popolare situato nelle adiacenze di Castel dell’Ovo. Ebbi il piacere di conoscerlo un anno fa, mentre facevo la fila all’Inps di Via Ferraris. Appena lo vidi mi fece tanta tenerezza, indossava un cappotto lungo e marrone, occhiali spessi di un passato modello, scarpe consumate e coppola in testa. Il povero anziano da poco aveva avuto una discussione piuttosto accesa con un impiegato, il quale in una maniera scorbutica e poco professionale lo invitava ad alzarsi. Il pensionato indifeso e tremolante usciva borbottando. Dopo aver visto la scena, invitai il signor Vincenzo a prendere un caffè  in mia compagnia e da lì  a poco avrebbe iniziato a raccontarmi la sua storia.

Sono nato a Napoli, al Pallonetto a Santa  Lucia; mio padre è morto giovane e mia madre giovane vedova aveva sei figli a carico, lavorava a mezzo servizio come domestica; essendo il primogenito già dell’età di sette anni, mi dovetti rimboccare le maniche ed iniziare a lavorare e a fare il padre di famiglia. Ho esercitato diversi mestieri, lo sguattero presso i ristoranti di lungomare Caracciolo, il barista ai caffè di via Roma, poi arrivò la cartolina e partii per fare il militare nella lontana Trieste. Comunicavo con mia madre con le lettere, all’epoca non esisteva il cellulare ed a casa non avevamo il telefono fisso. Dopo aver assolto il servizio militare, tornai a Napoli e mi sposai con la mia fidanzata dell’epoca divenuta in seguito mia moglie: Marietta era una ragazza di un paese vicino Avellino, una sarta morta cinque anni fa. Prendemmo in affitto una casa in via Foria: io all’epoca lavoravo come benzinaio, erano gli anni Cinquanta, era la Napoli del sindaco Lauro ed il giovedì trasmettevano Lascia e Raddoppia alla televisione, la musica bella di Murolo e di Sergio Bruni veniva ascoltata nei caffè di Mergellina, poi dopo otto anni di matrimonio venne alla luce mio figlio Lucio, che è morto di leucemia giovanissimo nel 1993 e non vi dico quanti soldi ho speso per la sua malattia. Al sud gli ospedali fanno schifo e siamo stati a Milano, ma purtroppo non c’e stato niente da fare…  Tornando al mio lavoro, dopo la mia esperienza di benzinaio trovai un lavoro in una fabbrica di San Giovanni a Teduccio, grazie all’interessamento di un consigliere comunale dell’epoca e lì mi trovavo bene, guadagnavo uno stipendiuccio che mi permetteva di pagare il fitto di casa, di far studiare Lucio e potevo anche andare in vacanza ad Ischia per una decina di giorni. Erano i fantastici anni Sessanta, gli  anni del boom economico e della buona musica italiana; all’epoca in Italia nascevano i governi di centrosinistra, erano gli anni del concilio Vaticano II, ed il mondo era diviso da un muro. Nel 1995, finalmente andai in pensione, purtroppo mio figlio era morto da poco ed assieme a mia moglie decisi di andare lontano da Napoli. Per un annetto chiudemmo la casa, e siamo andati a a Cittadella nei pressi di Padova dove risiedono due miei fratelli. A distanza di anni è venuta a mancare anche mia moglie ed io mi ritrovo solo, e vi giuro sono tanto arrabbiato. Prendo 800 ero di pensione, pago un affitto di circa 350 euro mensili, ho diverse malattie che non voglio elencare e pago molti medicinali e molte volte sono costretto a pagare un medico specialista  perché qui le strutture pubbliche fissano le visite dopo cinque mesi dalla richiesta, anche per una semplice radiografia. Vado a fare la spesa al mercatino della stazione alle undici quando i prezzi scendono, ho dovuto togliermi la macchina sia per motivi di salute che per motivi economici. La cosa bella che mi è arrivata una cartella esattoriale di ottocento euro: dimostrai che l’avevo pagata allo sportello dell’Equitalia, ma non mi diedero ascolto e mi trovai  costretto a fare una causa dal giudice di pace  e dovetti pagare anche l’avvocato. Adesso mi è arrivata una carta dell’Inps dove mi chiedono duemila euro indietro e mi dicono che se li prenderanno dalla pensione. Noi pensionati siamo abbandonati, siamo trattati come le bestie: conosco amici che fanno la fila alla chiesa dove danno pasta burro e riso, conosco amici che mangiano la carne una volta a settimana, conosco donne che hanno venduto l’oro di famiglia per pagare le bollette, non le sembra che arrivati a questo punto diventa indegno vivere ?”.

redazioneIconfronti

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