Su e giù per le scale di uno stivale rotto…

Su e giù per le scale di uno stivale rotto…
di Roberto Lombardi

picasso1Viene la voglia di scorarsi, di abbattersi, di lasciarsi andare; appena votato per un partito, già ci sembra di dovercene pentire. Diamine, è un paese il nostro da alti troppo alti e da bassi troppo bassi (mi riferisco a nessuno in particolare). Sembra proprio che manchi quella sobria, solida fascia media: quella dove avviene la maggior parte delle cose: quelle normali. E dire che siamo il paese che ha adottato ad libitum la filosofia dell’in medio stat virtus, insipido e solo contrassegno del nuovo – vecchio – animale politico da tutti ambìto e ricercato: il “moderato”. Ora, cosa c’è in mezzo fra l’astensionismo e Grillo, e qual è il punto di equilibrio fra PD e PDL? Balla, la prima coppia – anche se a distanza (entrambi troppo rigidi, per tentare un abbraccio), fra rabbia, delusione e protesta; la seconda non vi pare che somigli tanto a quel marito e a quella moglie litigarelli che stanno insieme da troppo tempo per potersi lasciare, che hanno perduto troppe occasioni per separarsi, ma che continuano a lanciarsi accuse e rimproveri? La politica sembra proprio che non sappia e non possa comprendere cosa le sta accadendo intorno; le nostre istituzioni continuano a traboccare di arzillògoli e chiavàrde (che nessuno si offenda); e, per carità, con desinenza sia in “a” che in “o” in entrambe le categorie; vassalli e valvassori prebendati (non nel senso di bendati prima, ma a priori rimpinzati di prebende, privilegi e mazzette) solo per vessarci: ve lo ricordate quel leader che vantava persino lo jus primae noctis sulle sue candidate? Sì, sarà stato uno scherzo; un altro; non certo l’ultimo. Se è vero che i discendenti di Guglielmo Tell non hanno saputo inventare che l’orologio a cucù, e che noi, con tutti i nostri casini (in Svizzera li chiamerebbero “gineprai”) invece abbiamo saputo partorire il Rinascimento (sic), beh, allora questo è proprio il momento giusto per rimetterci alla prova: dal gran bordello in cui ci ritroviamo proprio oggi, dovrebbe venir fuori qualcosa di veramente grosso: una nuova Torre di Babele;  e se pure, invece di mirare al cielo, puntasse all’inferno, non è detto che non possa portare, alla fine, a qualcosa di buono.

errelombardi

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