Teatro di innovazione e scarsa trasparenza nelle spese della cultura

Teatro di innovazione e scarsa trasparenza nelle spese della cultura
di Anna Nisivoccia

Gentilissimo direttore,
mi chiedi di scrivere qualcosa sul Teatro Stabile di Innovazione. Ti ringrazio. Ne sono onorata. Ho avuto modo di essere presente alla conferenza stampa di presentazione della nuova Fondazione Salerno contemporanea. Che Salerno abbia bisogno di un’offerta più variegata sono anni che lo sostengo ma non ritengo vero, così come dichiarato in conferenza, che questa specifica proposta rappresenti il “nuovo” e l’”eccellenza” per tutti noi. Senza nulla togliere a nessuno. Parla la storia, non voglio offendere nessuno, davvero. In ogni caso se son rose fioriranno e speriamo che sia così per tutti. Mi domando piuttosto a chi si riferisse il sindaco di Salerno quando in conferenza ha pronunciato: “L’ho detto ai teatranti di Salerno, voi siete delle pippe, con chi vi confrontate”. Trovo davvero poco europea la sua “battuta”. Perché forse si trattava di una battuta. In ogni caso una battuta di cattivo gusto ma soprattutto un’affermazione che lascia intuire quanto il sindaco poco conosca le diverse realtà professionali che operano su Salerno (nella foto una simbolica immagine di “Crepino gli artisti” di Kantor). Proprio seduto di fianco a me, per esempio, c’era Claudio Malangone, direttore artistico della Compagnia Borderline, con il quale mi onoro di collaborare da tre anni proprio a Salerno al progetto AltriOrizzonti; di certo non si riferiva a Claudio tornato da poco dal Giappone e in partenza per Sarajevo di lì a qualche giorno. Di certo non si riferiva a Igor Canto e Cristina Recupito. Di certo non parlava di Carlo Roselli. Di Antonello De Rosa. Di Autilia Ranieri. Di Tiziana Avarista. Di Nuccio Siano. Di Alfonso Liguori e mi fermo qui giusto per citarne alcuni. Tutti “teatranti” legati a Salerno che stimo e conosco personalmente. Non parlava di loro. Perché nemmeno li conosce. E allora? Forse perché ha questa disistima dei teatranti salernitani che affidò ad un professore un progetto che fece arrivare a Salerno parecchi soldi? A chi si riferiva? Mistero. Mi piacerebbe che dicesse piuttosto sulla base di quali criteri si distribuiscono le risorse economiche per la cultura in città. Non hanno criteri scritti. Mi piacerebbe un bilancio partecipato. In molti comuni già si fa. Quando il sindaco ha affermato che il comune di Salerno non chiede nessun favore alle altre istituzioni domandando risorse economiche perché sono soldi europei e allora devono essere equamente distribuiti sono d’accordissimo con lui. Potrebbe intanto adottare gli stessi principi a Salerno. Il vero problema per tutti, e sottolineo per tutti, è che non avere un regolamento scritto porta inevitabilmente ad una gestione discrezionale, che non soddisferà mai le varie realtà del territorio, ma soprattutto porta ad una gestione equivoca. Criteri non scritti permettono di affidare incarichi di “eccellenza” a ex candidati nelle proprie liste elettorali e questo per un politico non so se è tanto etico. Ma al di là di qualsiasi bando o regolamento scritto basterebbe una gestione trasparente, intelligente, capace di vedere in chiunque una risorsa, basterebbe un po’ di lungimiranza, di prospettiva, di reale voglia di cambiamento. Di reale voglia di dialogo. In questo senso mi sembra che Salerno stia fallendo, non solo l’amministrazione. E sul banco degli imputati non metto nessuno. Ci mancherebbe altro. Ho, come tutti, una visione limitata delle cose. Per questo ritengo che quanto ho appena scritto sia frutto di un’analisi pur sempre limitata.

redazioneIconfronti

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